THE REACH - NOTE DI REGIA

“The Reach” è tratto da un racconto di Stephen King, che mi ha concesso i diritti per l’adattamento cinematografico come parte del suo Dollar Baby Program ufficiale. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi horror e paranormali, King ha scritto anche storie di estrema sensibilità: “The Reach” mi ha affascinato proprio perché affronta con delicatezza tematiche profonde come la memoria, le radici, il succedersi delle generazioni, lo scorrere inesorabile del tempo e l’amore che travalica i confini della vita, il tutto con il tocco paranormale di King.

Quella traversata che Stella non si è mai decisa di compiere è carica di un forte valore emotivo e simbolico: è giunto il momento per lei di affrontare i propri demoni interiori. “The Reach” può essere interpretato anche come una metafora della delicata tematica del fine vita, oltre che come una riflessione sugli sconvolgimenti climatici che interessano il nostro tempo, simboleggiati dalla più forte gelata degli ultimi cinquant’anni che fa da leitmotiv al film. Esplorando l’isolamento, la crescita personale e il coraggio di affrontare l’ignoto abbracciando il cambiamento, “The Reach” risuona con temi che fanno parte dell’esperienza umana. Il confine sottintende un conflitto interiore, il suo attraversamento è legato a un prima e a un dopo: ciò che mi interessava analizzare è quello che accade mentre ci si trova proprio sulla linea di confine. Il braccio di mare che separa l’isola dalla terraferma rappresenta un confine che diventa metafora del passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Nell’adattare il racconto per lo schermo, ho cercato di mantenerne l’essenza, pur prendendomi delle libertà creative per dare forma alla mia visione. Nel mio film il Braccio di cui tutti parlano è intenzionalmente mostrato di rado, diventando quasi una sorta di entità soprannaturale che incombe su quella piccola comunità autosufficiente: ho cercato di comunicare l’unità reciproca dei suoi abitanti e il loro isolamento dal mondo circostante. Volevo inoltre instillare nello spettatore il dubbio se le visioni di Stella fossero reali o se invece si trattasse solamente delle fantasticherie di una persona anziana la cui mente non distingue più il confine tra realtà, fantasia e ricordi.

La colonna sonora include la canzone “Moonlight Motel” di Bruce Springsteen, per gentile concessione dell’artista e di Sony Music Entertainment/Sony Music Publishing: la delicatezza e l’atmosfera nostalgica tanto della melodia quanto del testo di questo brano sono intimamente connessi con le tematiche del film, rafforzandone così la profondità emotiva e aggiungendo un ulteriore livello di lettura.

Luca Caserta

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